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Il “vento” di Chernobyl
La prima metà degli anni Ottanta rappresentò per il movimento antinucleare una fase carsica, durante la quale l’opposizione all’atomo perse la precedente centralità all’interno del fronte ambientalista, che da un lato andava progressivamente ampliando la gamma dei propri settori di intervento e, dall’altro, vedeva crescere la consistenza della propria base e la propria influenza nella società italiana.
Nonostante le proteste – e dopo varie sospensioni deliberate dagli enti locali, con relativi ricorsi da parte dell’ENEL – nel grande cantiere di Montalto di Castro proseguivano intanto i lavori di costruzione della centrale, il cui stato di avanzamento alla fine del 1986 aveva superato i due terzi.
Nella primavera di quell’anno si verificò però l’evento destinato a mutare le prospettive del nucleare in Italia. A seguito di un incidente alla centrale ucraina di Chernobyl, in Unione Sovietica, una grande nube radioattiva si diffuse sull’Europa raggiungendo anche il nostro paese. Dopo iniziali reticenze a riconoscere la gravità della situazione, il governo italiano, per arginare i rischi di contaminazione, prese misure drastiche quali il divieto di consumare latte e verdura.
L’impatto sull’opinione pubblica italiana fu enorme, e la mobilitazione antinucleare riprese su grande scala. Il 10 maggio tra le 100.000 e le 200.000 persone sfilarono a Roma, intonando slogan ironici come “Lotta dura per la verdura, lotta armata per l’insalata”, ed esibendo cartelli che recitavano: “Al contadino non far sapere com’è buono l’uranio con le pere”. I manifestanti chiedevano la chiusura delle centrali esistenti e la sospensione dei lavori degli impianti in costruzione. In agosto gli antinuclearisti si ritrovarono ancora a Montalto di Castro per un nuovo campeggio, e nei mesi seguenti furono organizzati vari blocchi alla centrale, alcuni dei quali sfociarono in duri scontri con le forze dell’ordine.
L’incidente di Chernobyl contribuì anche a ridefinire il peso dei sostenitori e degli oppositori dell’atomo all’interno dei partiti politici e dei sindacati, rafforzando ad esempio le correnti antinucleari nel PCI, nel PSI e nella CGIL.
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