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Una centrale elettronucleare a Montalto di Castro
Al principio degli anni Settanta in Italia erano in funzione tre centrali elettronucleari – quella di Trino Vercellese in Piemonte, quella di Borgo Sabotino nei pressi di Latina e quella del Garigliano al confine tra Lazio e Campania – e una quarta era in costruzione a Caorso, in provincia di Piacenza. Vi era allora un’atmosfera decisamente favorevole alla diffusione del nucleare, che molti consideravano la soluzione principale per alleviare la forte dipendenza energetica del nostro paese, evidenziata e aggravata dalla crisi petrolifera del 1973.
In questo contesto l’ENEL e il governo decisero di potenziare la rete per la produzione di energia elettrica attraverso la fissione nucleare, prevedendo tra l’altro la realizzazione nell’alto Lazio della centrale più potente d’Italia (due reattori da circa 1.000 megawatt ciascuno). Nell’agosto 1975 la legge n. 393 stabilì la localizzazione di quest’ultima nella fascia costiera tra Tarquinia e Montalto di Castro, e una delibera regionale dell’anno seguente individuò il sito di Pian dei Cangani, nel territorio comunale di Montalto.
La localizzazione della centrale venne decisa senza consultare la popolazione locale, parte della quale paventava che la realizzazione di un impianto nucleare di tale portata avrebbe avuto serie ripercussioni negative sull’ambiente, la salute pubblica e l’economia di un’area come la Maremma laziale a forte vocazione agricola e turistica.
Nei comuni della zona si costituirono quindi comitati di cittadini contrari alla costruzione della centrale. I membri del Comitato cittadino montaltese si prodigarono per informare gli abitanti del paese e i numerosi villeggianti circa i rischi legati all’energia nucleare, sia in caso di incidente sia per le emissioni di radioattività connesse al normale esercizio della costruenda centrale. Eccezion fatta per il PCI, che pur ponendo alcune condizioni accettava la realizzazione della centrale, il comitato ottenne l’appoggio delle sezioni locali dei maggiori partiti, i quali invece a livello nazionale erano almeno inizialmente tutti favorevoli all’impiego civile del nucleare.
Per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla propria opposizione alla centrale, il 20 marzo 1977 i vari comitati della zona organizzarono una manifestazione a Pian dei Cangani, nel sito scelto per la realizzazione dell’impianto nucleare.
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