Politica Movimenti


1900-1922 1923-1944 1945-1970 1971-oggi

L'età liberale
 
Nelle campagne di una regione prevalentemente agricola come il Lazio, a cavallo del ventesimo secolo e nell’età giolittiana si sviluppano prevalentemente movimenti contadini. Tensioni e scontri sulla questione degli usi civici, i diritti collettivi sui terreni rivendicati dalle comunità locali, animano un susseguirsi di contenziosi giuridici, manifestazioni, invasioni delle terre e distruzioni delle carte dei municipi. Ondate di scioperi dei braccianti e dei coloni investono soprattutto l’area dei Castelli Romani, dove sono particolarmente forti le leghe contadine di orientamento socialista. Mentre la presenza delle organizzazioni cattoliche è consistente nel Viterbese; le leghe cosiddette “apolitiche” sono invece diffuse soprattutto nella valle del Sacco e in Ciociaria, grazie all’attività del valmontonese Giuseppe Ballarati, direttore del giornale “La difesa del contadino”.
La repressione delle agitazioni, motivate anche dalle precarie condizioni di vita e dal rincaro dei prezzi dei beni di prima necessità, sono particolarmente violente. A più riprese le forze dell’ordine intervengono con le armi da fuoco, sparando sui manifestanti, come nell’eccidio avvenuto nel gennaio 1913 a Roccagorga, sulle pendici meridionali dei monti Lepini, dove la polizia uccide sette persone e ne ferisce quaranta nel corso di una protesta popolare
Di carattere completamente diverso è invece il movimento interventista, che si affaccia sulla scena regionale alla vigilia della prima guerra mondiale. Era stato in parte anticipato dal fenomeno nazionalista che, sin dal 1903, si era manifestato nelle piazze romane con le dimostrazioni studentesche antiaustriache e irredentiste; e poi nel 1911, con le manifestazioni di piazza per la guerra coloniale di Libia. Movimenti temporanei, prevalentemente limitati alla città di Roma, ma con significative manifestazioni, specie nel secondo caso, anche negli altri principali centri della regione. Il movimento interventista del 1915 ha un carattere composito, al suo interno sono rappresentati anche settori del nazionalismo democratico di ispirazione risorgimentale, ma a prevalere è il fronte ultranazionalista che impone la capitale come la principale piazza politica. Nel maggio 1915 le “radiose giornate” sono segnate dalle arringhe alla folla di Gabriele D’Annunzio, dai cortei patriottici e da un clima di diffusa violenza. Anche in questo caso le manifestazioni si estendono agli altri centri del Lazio, grandi e piccoli.
Ad esse si oppone il movimento per la pace, animato dal Partito socialista, che, rifiutando l’ingresso in guerra, vuole riportare al centro dell’attenzione la questione sociale, le condizioni di vita delle masse contadine. In varie parti della regione si organizzano manifestazioni popolari, come quelle di Sora e San Donato Val Comino del 1° maggio 1915. Il movimento pacifista continua la propria protesta anche nel corso del conflitto: ad animarle sono spesso le donne laziali, le quali hanno preso il posto dei maschi partiti per il fronte.
La fine della Grande guerra è segnata da un nuovo protagonismo delle masse. Nel 1919 e nel 1920, noto come “biennio rosso”, riprendono con maggiore forza i movimenti contadini e si sviluppano le lotte operaie nei distretti industriali della regione, come quello ceramico di Civita Castellana e quello cartario della Valle del Liri. Il conflitto sociale si radicalizza e con esso le forme di lotta: innumerevoli le occupazioni delle terre, che hanno il momento più alto nell’agosto 1919 con oltre 40 comuni laziali coinvolti; gli scioperi operai degenerano in duri scontri con le forze dell’ordine, come nell’aprile e nel maggio1920 con i cartai di Isola del Liri e di Fermentino.
Il 20 settembre 1920 viene fondato a Fiuggi il primo Fascio di combattimento, espressione del recente movimento fascista. Si avvia una cupa stagione di violenze che coinvolge l’intera regione con il susseguirsi di azioni squadristiche contro le amministrazioni comunali a maggioranza socialista e contro le sedi e i militanti dei partiti e dei movimenti popolari. L’antifascismo tenta di opporre resistenza con gli Arditi del popolo, fondati nel luglio 1921 a Roma da Argo Secondari, e fortemente radicati in diverse parti del Lazio. Gruppi consistenti operano a Civitavecchia, Tarquinia, Monterotondo, Orte e Viterbo e, nella forma delle “Guardie rosse”, ad Anagni e a Monte S. Giovanni campano, oltre che nella capitale. Qui si scontrano con i fascisti nel novembre 1921 in concomitanza con la trasformazione dei Fasci di combattimento in Partito (PNF), nel maggio 1922 in occasione della traslazione della salma di Enrico Toti al cimitero del Verano, il 31 ottobre 1922 nell’ambito della marcia su Roma.

1881-1905. Il mondo contadino laziale dà vita a manifestazioni di protesta. Si susseguono episodi di disordine pubblico con l’intervento repressivo delle forze dell’ordine.
 
1903. Maggio e Ottobre, grandi manifestazioni irredentiste si svolgono a Roma e in diverse città italiane.
 
1907. I braccianti di Genzano ottengono un orario di lavoro di 6 ore, che viene esteso agli altri comuni dei Castelli e difeso anche nei decenni successivi.
 
1911. Ondata di manifestazioni nazionaliste a favore dell’impresa di Libia.
 
1913. Gennaio, nel corso di una manifestazione a Roccagorga la polizia uccide 7 persone e ne ferisce 40.
 
1915. 1° maggio, manifestazioni popolari per la pace a Sora e S. Donato Val Comino.
 
1915. Maggio, manifestazioni del movimento interventista e di quello pacifista a Roma e nel Lazio.
 
1916-1917. Diffuse lotte operaie e contadine in tutta la regione di cui sono spesso protagoniste le donne.
 
1919. Riprendono le agitazioni operaie e contadine nel quadro del cosiddetto “biennio rosso”. Lotte operaie nelle fabbriche della Valle del Liri e a Civita Castellana.
 
1919. 24 agosto, occupazione delle terre in oltre 40 comuni.
 
1919. Il movimento nazionalista, già presente nella capitale, si affaccia a Rieti con la nascita di una sezione “La Giovine Italia”.
 
1920. Occupazioni delle terre e scioperi dei coloni e dei braccianti in tutta la regione. Numerosi anche gli scioperi operai, specie nelle cartiere del Lazio meridionale (febbraio-aprile).
 
1920. 20 settembre, fondato a Fiuggi il primo Fascio di combattimento del circondario di Frosinone. A ottobre seguirà quello di Frosinone.
 
1920. 10 dicembre, eccidio di Canneto Sabina dove muoiono undici dimostranti.
 
1921. 5 aprile, una squadra fascista devasta la sezione socialista di Isola del Liri: i lavoratori rispondono con uno sciopero di tre giorni.
 
1921. 27 aprile, i fascisti assaltano il comune di Ceccano, amministrato dai socialisti.
 
1921. Primavera, nascono Fasci di combattimento in tutta la regione.
 
1921. Luglio, si costituiscono gli “Arditi del popolo”: gruppi antifascisti di autodifesa. Si diffondono in modo particolare nel Lazio settentrionale.
 
1921. 25 luglio, sciopero generale in tutto il Lazio contro le aggressioni fasciste e la complicità del governo.
 
1921. 1° agosto, si costituisce a Roma la Federazione laziale dei Fasci di combattimento.
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