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La vita quotidiana negli anni di guerra: economia e società (1940-1944)
 
L'andamento dell'economia di guerra si ripercuote sulla popolazione in termini di quotidiane difficoltà e privazioni.  Tra il 1939 e il 1942 l'indice ufficiale del costo della vita aumenta del 43% e quello dei prodotti alimentari del 67%. Questi aumenti impongono una diminuzione via via più marcata dei consumi privati, soprattutto di quelli alimentari. La situazione peggiora costantemente dal 1940 in poi e viene notevolmente appesantita dalle conseguenze, anche sul piano economico e degli approvvigionamenti, dei primi massicci bombardamenti aerei alleati a partire dalla fine del 1942. Il razionamento dei generi di prima necessità viene introdotto con notevole ritardo, sia per la convinzione che la guerra duri poco, sia per la mancanza di una reale preparazione tecnica. Inizialmente viene vietato l'uso del caffé; sono poi razionati zucchero, sapone, grassi commestibili, farina, paste alimentari e riso. Limitazioni vengono introdotte successivamente per la vendita di altri generi quali carni, legumi, olio e formaggi. Nel settembre 1941 viene approvato un progetto di razionamento che comprende anche il pane, alimento popolare per eccellenza. Poi è la volta dei prodotti tessili e di arredamento, delle calzature e degli altri prodotti di pelle e di cuoio. Il razionamento individuale si basa sulla tessera annonaria. La carta mensile del pane è divisa in 30 o 31 bollini datati che non hanno validità retroattiva: non si può avere domani razione doppia se si digiuna oggi. Per l'abbigliamento invece ogni cittadino ha diritto in un anno a 120 punti d'acquisto (50 i ragazzi, 72 i bambini), laddove un paio di scarpe vale 80 punti, un vestito da donna 60, una valigia 30, un fazzoletto 3. La vita della popolazione viene scandita dalle code quotidiane per acquistare i generi razionati, di qualità sempre inferiore. Il regime combatte il fenomeno della borsa nera; nonostante la severità delle pene, tuttavia, molti battono la campagna per acquistare i prodotti direttamente dai contadini e rivenderli sottobanco nelle città a prezzi altissimi. A Roma, come nelle altre città laziali, si verificano saccheggi e assalti ai magazzini granari dell'ammasso e ai treni merci, ai negozi di generi alimentari, alle panetterie.
Lo stato di guerra produce altri cambiamenti nelle abitudini quotidiane. Una delle prime alterazioni del paesaggio consueto è il buio: già nel maggio del 1941 infatti entrano in vigore le norme per l'oscuramento serale (si tratta di rendere difficile l'orientamento a eventuali incursioni aeree nemiche). Gli italiani prendono familiarità con le lampadine azzurrate che trovano negli ingressi degli stabili, negli atri dei cinema e dei teatri. Le lampade votive ai monumenti dei caduti e sulle tombe dei cimiteri vengono spente; i fari e fanalini dei veicoli vengono schermati; ai ciclisti si raccomanda di ridurre al minimo la luminosità dei fanalini posteriori. Durante l'oscuramento tutti i mezzi devono procedere a velocità ridottissima. I capifabbricato fanno la ronda per le strade dei quartieri per controllare che tutti osservino le norme prescritte e bande di balilla colpiscono a sassate le finestre dalle quali filtri un po' di luce. Tram e filobus non cancellano le corse notturne e nel buio delle strade il personale tramviario grida forte il nome della strada o della piazza dove ci si sta fermando. Per il caso di allarme aereo vengono dettate disposizioni assai minuziose: chi è in strada deve raggiungere il più vicino rifugio antiaereo; i locali pubblici vanno evacuati, i mezzi di trasporti abbandonati. Se si sospetta la presenza di gas va indossata l'apposita maschera che ciascuno porta con sé a tracolla in una busta grigioverde militare. Col passare dei mesi ci si abitua al suono dell'allarme antiaereo e si tiene sempre una valigetta pronta accanto al letto. Molti sono coloro che restano in strada convinti che non accadrà nulla. E anche nei rifugi si respira un analogo ottimismo.Le notizie che vengono dal fronte sono diffuse dai bollettini radiofonici anche in luoghi pubblici. In strada si formano capannelli, nei locali pubblici é d'obbligo alzarsi in piedi per ascoltarli. L'Albo della gloria  pubblicato dai giornali mensilmente con l'elenco dei caduti si allunga progressivamente finché non viene abolito per l'effetto sinistro che produce. Che giungano però dal fronte notizie dolorose alle famiglie si capisce dal continuo aumento delle donne vestite di nero e degli uomini che portano appuntato sulla giacca un bottone nero in segno di lutto. La propaganda autarchica del regime è ossessiva: uno degli aspetti più spettacolari sono gli orti di guerra sollecitati dal ministero dell'Agricoltura nel marzo 1941. Ogni fazzoletto di terra delle città viene coltivato: a Roma si ara Villa Borghese. L’ultimo anno di guerra è anche il più tragico per la popolazione laziale. Vanno deluse le speranze che la caduta del fascismo e l’armistizio dell'8 settembre segnino la fine delle ostilità. Gli avvenimenti che seguono danno al contrario, al conflitto una dimensione di “guerra totale” che tocca ogni aspetto della vita civile. Migliaia di sfollati abbandonano le città cercando rifugio nelle campagne, incontrando la solidarietà delle famiglie contadine.
 

1940. 10 giugno, a piazza Venezia Mussolini annuncia lo stato di guerra dell’Italia con la Gran Bretagna e con la Francia.
 
1940. 24 giugno, a Villa Incisa, a Roma, viene firmato l’armistizio con la Francia.
 
1940. 28 ottobre, inizia la campagna di Grecia.
 
1941. Marzo, il ministero dell’Agricoltura dà disposizioni per la realizzazione degli orti di guerra.
 
1941. Maggio, entrano in vigore le norme per l’oscuramento serale.
 
1941. 22 giugno, l’Italia dichiara guerra all’URSS.
 
1941. Settembre, il governo fascista delibera il razionamento e introduce le tessere annonarie.
 
1941. 11 dicembre, a piazza Venezia Mussolini annuncia la guerra agli USA.
 
1942. Alla fine dell’anno iniziano i massicci bombardamenti alleati nella regione.
 
1943. 19 luglio, Roma subisce un pesante bombardamento: sono distrutti gli impianti ferroviari e il quartiere di S. Lorenzo. Si contano centinaia di morti e alcune migliaia di feriti. Il papa si reca sul luogo.
 
1943. 24-25 luglio, il Gran consiglio del fascismo riunito a Palazzo Venezia a Roma vota un ordine del giorno che determina le dimissioni di Mussolini.
 
1943. 25 e 26 luglio, manifestazioni cittadine per festeggiare la caduta di Mussolini.
 
1943. 13 agosto, seconda incursione aerea che colpisce diversi quartieri della capitale provocando un migliaio di morti.
 
1943. 16 e 17 agosto, bombardamenti aerei alleati a Viterbo.
 
1943. 29 agosto, bombardamento aereo alleato a Orte.
 
1943. 5-9 settembre, bombardamenti aerei alleati a Littoria.
 
1943. 8 settembre, Badoglio annuncia alla radio l’armistizio firmato con gli alleati il 3 settembre.
 
1943. 11 settembre, Iniziano i bombardamenti aerei anglo-americani a Frosinone.
 
1943. 12 settembre, il bombardamento aereo alleato a Frosinone.
 
1943. 16 ottobre, rastrellamento del Ghetto di Roma e successiva deportazione di 2.091 ebrei romani nei lager tedeschi.
 
1943. Novembre, a Viterbo viene effettuato il reclutamento forzato di 1.500 uomini.
 
1943. 19 novembre, primo bombardamento aereo alleato a Rieti.
 
1944. 31 gennaio, i tedeschi compiono un rastrellamento tra la stazione Termini e via Nazionale: più di 2.000 uomini vengono deportati sul fronte di Anzio a scavare trincee o in Germania.
 
1944. 9 febbraio, la popolazione di Littoria viene evacuata e trova rifugio nei paesi dell’interno.
 
1944. 22 marzo, in tutto il territorio della provincia di Frosinone viene proclamato il coprifuoco dalle 12 alle 15 e dalle 18 alle 8 del mattino successivo.
 
1944. Aprile, rastrellamento tedesco nel quartiere romano del Quadraro con l’arresto e la deportazione di più di 2.000 uomini.
 
1944. Aprile, si susseguono numerosi assedi e assalti dei forni da parte delle donne romane.
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